I Musei dell’Amiata Val d’Orcia

Il monte Amiata si trova sul territorio senese non inferiore per altezza ai gioghi appenninici [...] è rivestito di boschi fino alla vetta più alta. Questa, spesso avvolta dalle nubi, è ricoperta da faggi, quindi subentra il castagno, poi la quercia e il sughero. Nei pendii più in basso c’è la vite e altri alberi coltivati dall’ingegno umano, campi lavorati e prati.

(Pio II, 1405-1464)

Uscendo da Siena, che sia da Porta Romana o da Porta Tufi, comunque in direzione sud, l’occhio spazia libero su un’ampia distesa di piani e colline ed inevitabilmente viene attratto da un rilievo montuoso, isolato e morbidamente appuntito, che svetta solitario. E’ il monte Amiata, l’unica montagna del territorio senese; un antichissimo vulcano spento che proprio alla sua conformazione geologica, deve la grande ricchezza di acque e di vegetazione che lo contraddistingue.

Ai boschi dell’Amiata, si arriva, da Siena, attraversando la Val d’Orcia, che, da sola, vale una visita in questa parte della Toscana, pure ricchissima di storia, arte e natura. Iscritta nel 2004 dall’Unesco come luogo patrimonio mondiale dell’umanità, la Val d’Orcia, con le sue colline, i paesi e i casolari persi tra le crete, è un prezioso esempio di come, ancora nel 2011, la secolare presenza dell’uomo in queste terre, non abbia minimamente scalfito la bellezza naturale di questo paesaggio, ma anzi lo abbia arricchito e impreziosito, contribuendo a creare un’armonia naturale e rara.



IL PARCO MUSEO MINERARIO DI ABBADIA SAN SALVATORE

il museo minerarioNella cosidetta Torre dell’Orologio è allestito il Museo Minerario, una preziosa testimonianza di quelli che sono stati i metodi di estrazione del minerale e le condizioni lavorative degli operai che furono impiegati nelle miniere amiatine: una ricca collezione di strumenti di lavoro, documenti, oggetti e fotografie racconta una storia affascinante, talora misteriosa, del mercurio e del suo minerale (il cinabro) e delle comunità che con esso hanno vissuto, traendo prosperità e sviluppo, anche a prezzo di sacrifici e drammi, conseguenze di infortuni e malattie professionali. In particolare il museo si apre con un inquadramento regionale inteso ad illustrare le caratteristiche geologiche dell’area dell’Amiata e con una breve sezione che spiega la diversa concezione del mercurio nel tempo: da prodotto alchemico a risorsa strategica mondiale. Il percorso prosegue raccontando la storia della miniera amiatina, dalla nascita agli inizi dell’ottocento, al declino della seconda metà del novecento, approfondendo in particolare argomenti come il lavoro in galleria e quello ai forni, le attività di supporto, il laboratorio chimico, la salute dei minatori, le lotte dei lavoratori ed il profondo nesso, che ha sempre legato il paese di Abbadia San Salvatore e i suoi abitanti alla miniera, divenuta oggi luogo della memoria.

La Galleria livello VII

storia 6Da qualche anno l’itinerario di visita è stato arricchito da una nuova struttura, la Galleria livello VII. Si tratta del primo percorso sotterraneo allestito all’interno del Parco minerario, il cui accesso avviene all’interno della ex officina meccanica. Nella galleria, interamente rivestita in legno, sono ricostruiti vari ambienti corredati di utensili, macchinari e sono state ricreate alcune fasi di lavoro; i fronti di escavazione con terreni contenenti cinabro, entro un’atmosfera suggestiva di suoni e di odori resa ancora più coinvolgente dalle voci degli ex minatori che fanno da guida alla visita. La visita guidata può essere effettuata anche con un trenino originale.

 

 

PALAZZO  BORGIA   MUSEO DIOCESANO DI PIENZA

Il Museo diocesano di Pienza è stato inaugurato solennemente il 7 maggio 1997 nella nuova sede ristrutturata del Palazzo vescovile in viale Rossellino. Si tratta di una raccolta ricchissima di opere d’arte, quadri, oreficeria, arazzi, arredi sacri, trittici e pale d’altare, sculture lignee che sono strettamente collegati alla storia della città nata da u

n sogno d’amore e da un pensiero di bellezza di papa Pio II Piccolomini.

Il grande pontefice umanista ne costituì il primo nucleo quando decise di fare del borgo natìo un’opera d’arte a ricordo imperituro del suo passaggio terreno e della sua famiglia. “Pio II intese realizzare il suo sogno umanistico di erigere una nuova città ideale in luogo di Corsignano chiamando l’architetto fiorentino Bernardo Gambarelli detto il Rossellino, anche se l’ideatore del progetto generale sembra sia stato lo stesso Pontefice, ispirato alle teorie rinascimentali di Leon Battista Alberti. Così sorse uno dei più importanti complessi architettonici del Rinascimento, specie nella Piazza centrale che accoglie il Duomo, il Palazzo Piccolomini, il Palazzo Borgia ed il Palazzo Comunale”. Il Museo è stato inaugurato dopo un lungo restauro curato dall’impresa di Emilio Fiorini di Montepulciano, proprio nel Palazzo vescovile che fu edificato dal cardinale Borgia che poi divenne Papa -padre del conte Valentino, ispiratore del “Principe” di Machiavelli- e noto per aver scomunicato e condannato al rogo il Savonarola.

Anche in questo estremo lembo della terra senese sembra che sia passata l’eco della storia, dietro ai sogni umanistici di Papa Enea Silvio Piccolomini che qui soggiornò nel 1462 per due mesi per riprendere le forze dopo essere sfuggito alla peste che infuriava ad Abbadia San Salvatore. Il Museo è stato allestito in undici sale ed ordinato secondo un criterio cronologico dal duecento al settecento, ma sono state evidenziate raccolte particolari come i famosi libri di coro splendidamente miniati e la serie di tre splendidi arazzi fiamminghi. Da un primo nucleo facente parte dell’antico Museo vescovile la raccolta è andata via via ampliandosi fino a comprendere opre che erano custodite nei musei senesi o in piccole dotazioni di chiese sospese al culto, come le statue lignee di Domenico di Niccolò “dei cori” provenienti da Monticchiello e da Palazzo Massaini.

Da Monticchiello proviene la famosa Madonna con bambino di Pietro Lorenzetti che fu rubata e poi recuperata, conservata da allora al Museo di Siena per motivi di sicurezza o piuttosto con l’intento di arricchire di un pezzo prezioso la pur ricca collezione. Oggi le Amministrazioni si orientano in modo da valorizzare le opere d’arte nel territorio dove sono nate, specie quando questo nasce sulla base di un piccolo nucleo devozionale o di collezioni private o scoperte sul territorio come risultati di scavi archeologici.

Si tratta di sceltissimo patrimonio d’arte che trova riferimento proprio sul territorio e che dal territorio trae il suo retroterra di civiltà. Si pensi al reliquiario di S.Andrea che è strettamente legato al pontificato di Pio II che lo aveva ricevuto in dono dal Cardinale Bessario (ritratto in un famoso affresco di Piero della Francesca) ed il cui avventuroso viaggio devozionale da Patrasso costituisce il soggetto di una serie di dipinti del Museo. La visita, a parte il valore notevole delle opere d’arte come quelle firmate dal Lorenzetti, il Vecchietta, il Sassetta, risulta una inesauribile fonte di documentazione storica sui costumi e l’immaginario collettivo dell’epoca.

Le committenze, le occasioni per cui le opere ebbero origine, squarciano il velo su tutta un universo di credenze, di modi di vivere e di convivere, i cui segni si riconoscono ancor oggi, per esempio la serie di “testate” del Rustico relative ad un cataletto funebre che fu commissionato da una compagnia laica della buona morte che trova ancora un riferimento puntuale nella odierna Confraternita della Misericordia di Montepulciano. L’autore riecheggia i moduli figurativi del Sodoma che nella zona operò al Convento benedettino di S.Anna in Camprena e Monte Oliveto Maggiore. È tutta una storia di richiami semantici e della vita quotidiana del popolo che riemerge dall’oblio dei secoli con i suoi culti e le sue tradizioni, una cultura sommersa dall’aridità e l’approssimazione dei curatori ufficiali delle memorie storiche.

Il Museo è stato allestito in undici sale ed ordinato secondo un criterio cronologico dal duecento al settecento, ma sono state evidenziate raccolte particolari come i famosi libri di coro splendidamente miniati e la serie di tre splendidi arazzi fiamminghi. Da un primo nucleo facente parte dell’antico Museo vescovile la raccolta è andata via via ampliandosi fino a comprendere opre che erano custodite nei musei senesi o in piccole dotazioni di chiese sospese al culto, come le statue lignee di Domenico di Niccolò “dei cori” provenienti da Monticchiello e da Palazzo Massaini. Si tratta di sceltissimo patrimonio d’arte che trova riferimento proprio sul territorio e che dal territorio trae il suo retroterra di civiltà. Si pensi al reliquiario di S.Andrea che è strettamente legato al pontificato di Pio II che lo aveva ricevuto in dono dal Cardinale Bessario (ritratto in un famoso affresco di Piero della Francesca) ed il cui avventuroso viaggio devozionale da Patrasso costituisce il soggetto di una serie di dipinti del Museo. La visita, a parte il valore notevole delle opere d’arte come quelle firmate da Lorenzetti, il Vecchietta, il Sassetta, risulta una inesauribile fonte di documentazione storica sui costumi.

 

ROCCA A TENTENNANO E SALA D’ARTE SAN GIOVANNI DI CASTIGLIONE D’ORCIA

Rocca a Tentennano

Rocca a Tentennano

La Rocca a Tentennano

La Sala d’Arte San Giovanni è ubicata nell’antica sede dell’omonima confraternita e conserva, come un piccolo prezioso scrigno, i dipinti eseguiti per Castiglione e Rocca d’Orcia da alcuni dei maggiori esponenti della scuola senese dei secoli XIV e XV: Simone Martini, Vecchietta e Giovanni Di Paolo

A questi si affiancano numerosi arredi liturgici provenienti da chiese e confraternite della zona. Poco lontano si erge su di uno sperone di roccia calcarea, a guardia della sottostante Val d’Orcia, la possente Rocca di Tentennano. Costruita nel secolo XIII dai conti Tignosi da Tintinnano come presidio sulla sottostante via Francigena, l’imponente fortezza, in cui soggiornò anche santa Caterina da Siena, ebbe sempre un’importante funzione strategica per il controllo del territorio meridionale dell’antico stato senese. Dalla sua sommità si gode uno splendido panorama.

 

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